| Legame di sangue - 2 Mauro era lì, davanti a me come sempre l'ho visto: stracco. Quando eravamo bambini lui trovava sempre una maniera di scappare per non svolgere i compiti più pesanti. Lamentoso diceva d'essere sempre esaurito: era la sua scusa preferita. Usciva discretamente lasciando agli altri il lavoro. Però in quel momento lì nell'aeroporto lo vedevo più che esausto. E io sapevo il perché: È stato il dolore causato dalla perdita di suo figlio. Pensai. Due mesi prima di quest'incontro, quando ancora non sapevo che in così breve l'avrei rivisto, avevo ricevuto una telefonata. Mi comunicavano il decesso di suo figlio che aveva solamente 17 anni. Un momento molto triste: parlammo al telefono, ma quando si soffre questo tipo di male è impossibile sentire conforto pure se la persona dall'altra parte si impegna molto. Perdere un figlio è un dolore che non ha paragoni. Si può passare attraverso tante forme di sofferenza nella vita ma la morte di un caro è davvero un dolore indelebile. Ebbi l'impressione che lui non riuscisse più a parlare di quella perdita infausta. Sembrava veramente esausto. Mauro è più grande di me due anni. Quando l'avevo aiutato, nella città di Rio de Janeiro insieme agli altri fratelli, lui aveva 19 anni. Per un certo tempo è stato perso: aveva cominciato a bere e con molta fatica ha reagito, e ha abbandonato il vizio. Eravamo in contatto tramite un altro fratello, Gil. Con Mauro non ho mai avuto un rapporto stretto, non abbiano mai litigato, ma nemmeno non abbiano mai parlato di noi. Eravamo fratelli ma non eravamo amici, eravamo solamente insieme nel profilo della sofferenza che avevamo ereditato e nell'ambito della sopravvivenza. Si salvava chi era capace d'essere indifferente, e lui, dentro il suo dolore, aveva creato un travestimento d'insensibilità per la sofferenza degli altri fratelli proteggendosi così dal compito di dividere anche quello che non aveva. Percorremmo per un po' di tempo la vita fianco a fianco ma poi prendemmo strade diverse. Era mio fratello Gil, a comunicarmi le notizie buone e quelle cattive della nostra famiglia. Mauro si è sposato...una buona notizia. Mauro sta cambiando città...una notizia così così... Mauro... Di questo fratello per molto tempo non ho saputo nulla, magari perché non c'erano notizie da darmi, né buone né cattive. 15 anni dopo... Ciao Dalila, sono Gil...Come stai? Ciao Gil, io bene e tu? Così, così...ho una cattiva notizia da darti, ti ricordi del figlio di nostro fratello Mauro? Mi ricordo che Mauro ha due figlie, un maschio e una femminuccia, perché? Mi dispiace, ma il ragazzo è morto! Ma come è morto? Io non l'ho mai conosciuto, era un ragazzino vero? Si, aveva solo 17 anni, è stato assassinato. Ma in che modo? Chi può ammazzare un bambino?... Non riuscivo a collegare le idee, era così tanto tempo che non sapevo nulla di Mauro e adesso sapevo tramite Gil che suo figlio era stato ucciso. In quel momento mi venne in mente una ridicola barzelletta: Un uomo aveva lasciato il suo gatto con un amico per un viaggio: Due giorni dopo l'amico gli telefona e dice: Il tuo gatto é morto. L'altro in stato di shock protesta: Non si può comunicare una notizia cosi brutta in queste modo, potevi prepararmi, magari dicendo: Il tuo gatto è salito sul tetto ed è caduto, per dirmi poi il tuo gatto è morto. Ok, dice l'amico, mi scuso. La prossima volta che ti comunicherò una notizia di morte faccio più attenzione... Qualche tempo dopo lo stesso amico domanda all'altro: Senti, puoi prenderti cura di mia nonna? Devo fare un viaggio... Sì certo, dice l'amico. Due giorni dopo questo gli telefona e dice: Ascolta, devo darti una notizia, tua nonna è salita sul tetto " |
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